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Roma
Ommmm… La meditazione con i mantra
Ommmm… La meditazione con i mantra

Per alcuni la parola deriva da manas, mente, e trayati, liberare, dunque un suono che libera la mente dai
pensieri; per altri deriva da man, contemplazione, e tra, espandere o illuminare, dunque un suono che
induce uno stato contemplativo in chi lo recita. Entrambe le definizioni possono essere considerate vere,
come vero è che i mantra sono un supporto per il pensiero, facilitando la concentrazione e l’entrata nello
stato meditativo. Ogni suono o parola, quindi, può essere usato come mantra, anche sedia, spazzola,
camino…, ma, poiché la meditazione è nata agli albori della civiltà negli unici ambiti culturali esistenti
(passatemi il concetto) ovvero quelli religiosi, le parole usate erano quelle considerate sacre o magiche e,
comunque, significanti.


Se poi consideriamo che ogni suono, in quanto frequenza, arriva da millenni di uso intenzionale specifico
che lo ha caricato di un determinato tipo di energia, comprendiamo che la scelta di un mantra su cui
meditare non può essere casuale.


Mi spiego meglio. La parola amore, nella lingua italiana, deriva dal latino amor che deriva a sua volta,
secondo la più accreditata delle ipotesi, dal sanscrito kam, e ancora prima non so ma prima ancora della
scrittura deriva dal suono usato per indicare quella emozione e tutto ciò che vi è collegato. Pronunciando la parola amore noi ci connettiamo immediatamente all’energia (emozione, pensiero) che nei millenni è stata associata a questo suono. All’opposto, se pronunciamo la parola odio attingeremo a quel bacino di energia, alimentato da specifici pensieri ed emozioni. Ogni parola, dunque, esprime una determinata frequenza che possiamo considerare positiva se ci è biologicamente favorevole, negativa se non lo è.

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